16 maggio 2019

Werner Baumann: “Serve una cultura delle opportunità”

L’Europa deve agire con la massima urgenza per rimanere un punto di riferimento per l’innovazione

Come ha affermato lo scrittore Antoine de Saint- Exupéry “Il nostro compito non è di prevedere il futuro, ma piuttosto di consentire che accada”. Una frase lungimirante, che l’Europa dovrebbe fare propria. Invece nell’Unione europea si è ormai diffuso un atteggiamento che troppo spesso ostacola, piuttosto che rendere possibile, il futuro.

Un atteggiamento che vede nella globalizzazione e nella concorrenza non catalizzatori e fattori di benessere, bensì una minaccia. Un atteggiamento che mira più a difendere quanto già raggiunto che a perseguire nuove opportunità. Questo clima non contribuisce a promuovere l’innovazione e non permette agli inventori di esprimere appieno le proprie capacità. Ciò mette a rischio il benessere dell’Europa - una pesante ipoteca, proprio in questi momenti difficili. Abbiamo infatti bisogno di un’Europa prospera e non dobbiamo mettere in pericolo le conquiste legate ad un’Europa unita.

Vi sono elementi che dimostrano che in Europa vi è un profondo scetticismo nei confronti del progresso tecnologico. Ad esempio, in occasione del sondaggio “Radar tecnologico 2018” svolto in Germania, soltanto un quarto degli intervistati è del parere che la tecnologia risolva più problemi di quanti ne crei. Gli europei si sono talmente abituati ai benefici portati dal progresso che li danno per scontati, e tendono a dar sempre meno il giusto valore ai nuovi.

A causa di questo scetticismo verso la tecnologia, l’Europa sta perdendo il proprio ruolo nel campo dell’innovazione, lasciando spazio ad altri paesi. E’ il caso dell’intelligenza artificiale, in cui i maggiori progressi vengono ora fatti da Stati Uniti e CINA.

La situazione non è migliore per quanto concerne un’altra tecnologia altamente innovativa, CRISPR e le cosiddette new breeding techniques per il miglioramento genetico delle piante.  Grazie a queste tecnologie è possibile integrare e, in parte, sostituire le tradizionali pratiche agricole con metodi ben più precisi e rapidi, il che permette ad esempio di coltivare piante in grado di fornire un maggiore raccolto e che sopportino meglio la siccità. Queste tecnologie possono contribuire notevolmente ad assicurare l’approvvigionamento alimentare della popolazione mondiale in continua crescita, con un uso più efficiente delle risorse naturali disponibili.

Anche in questo caso l’Europa avrebbe ottime carte per essere leader in questo campo, ma una sentenza della Corte di Giustizia europea ha recentemente sancito che la tecnologia CRISPR deve essere normata come gli OGM.  Questa tecnologia così promettente rischia quindi di essere abbandonata in Europa per svilupparsi altrove. E pensare che non vi è alcun motivo oggettivo per una regolamentazione particolarmente rigida delle piante ottenute avvalendosi di questo metodo. Infatti esse non contengono geni di altre specie e non si differenziano per nulla dalle varietà ottenute seguendo le prassi tradizionali.

La palla passa ora alla politica, che è chiamata a creare un contesto normativo che consenta di portare avanti lo sviluppo di questa tecnologia anche in Europa.  Altrimenti il messaggio trasmesso al resto del mondo sarà ancora una volta: noi non ambiamo a svolgere un ruolo di primo piano in questo settore.

Cosa deve fare l’Europa per essere leader nell’innovazione?  Tre sono i punti fondamentali:

Primo: la Brexit. L’uscita del Regno Unito dall’Unione europea è un duro colpo; il Regno Unito è uno dei Paesi più innovativi d’Europa. Si dovrà trovare il modo di collaborare al meglio dopo la Brexit non solo in campo economico ma anche scientifico.

Secondo: il capitale di rischio. Gli Stati Uniti ce lo hanno dimostrato: il capitale di rischio riveste estrema importanza quando si tratta di trasformare idee e scoperte scientifiche in attività di successo.  Altre aree seguono tale esempio, anche l’Europa, sebbene il gap continui ad essere molto ampio. Nel 2017 gli investimenti di capitale di rischio negli USA sono stati pari a 63,8 miliardi di euro, mentre in Europa ammontavano a soli 15,6 miliardi di euro. Tali dati portano ad un’unica conclusione: l’Europa deve fare molto di più affinché l’attuazione di idee promettenti non fallisca per mancanza di fondi.

Terzo, e più importante: ciò di cui l’Europa ha più bisogno è un cambiamento culturale.  È necessario non fissarci con paura sugli eventuali rischi, ma puntare su una cultura delle opportunità coraggiosa e proattiva. 

È sicuramente positivo che il progresso tecnologico sia accompagnato da un dibattito pubblico ampio e critico e che il dibattito porti ad una legislazione per lo sviluppo tecnologico che tenga in conto possibili criticità.  È tuttavia assolutamente necessario che tale dibattito venga condotto in maniera oggettiva e che le decisioni normative vengano adottate sulla base di solide prove scientifiche. Purtroppo nell’Ue siamo ben distanti da questo ideale: i dibattiti vengono condotti sull’onda dell’emotività e spesso hanno poco a che vedere con le conoscenze scientifiche pertinenti. Vengono così alimentati timori che si ripercuotono in disposizioni restrittive che non favoriscono il progresso tecnologico, bensì lo ostacolano.

In passato, le più importanti conquiste nell’umanità non sarebbero state raggiunte con questo atteggiamento. Ad esempio, nel 1800 nel mondo la durata della vita media era di 31 anni, mentre oggi è di 72 anni.  Se nel 1970 il 28% della popolazione soffriva la fame, oggi tale percentuale è dell’11%. La vita è migliorata in tutti i campi e questo è il trionfo dell’Illuminismo, nato proprio in Europa, che ha messo l’uomo e la scienza al centro.   E’ a questa tradizione che vogliamo riagganciarci quest’oggi: all’Europa della scienza e della tecnica, all’Europa degli inventori, che ha regalato al mondo la stampa e il pianoforte, il microscopio e la macchina a vapore, gli antibiotici e l’automobile, l’airbag e il lettore MP3 - e dove è stato costruito il primo computer.

Anche in futuro potremo conseguire grandi obiettivi: non sarebbe meraviglioso sconfiggere definitivamente patologie quali il cancro e l’Alzheimer - come già avvenuto con il vaiolo debellato nel 1977? Non sarebbe straordinario eradicare la fame, di cui soffrono ancora 800 milioni di persone al mondo?  Nessuno sa se riusciremo mai a raggiungere tali obiettivi. Non possiamo prevedere il futuro. Possiamo però renderlo possibile - e per un numero sempre più ampio di persone.

 

Werner Baumann

CEO Bayer AG