18-set-2009
La salute degli italiani: al cuore del problema
Cardiolab. Uno screening sui fattori di rischio cardiocerebrovascolare nel nostro Paese
La salute degli italiani: al cuore del problema
Cardiolab. Uno screening sui fattori di rischio cardiocerebrovascolare nel nostro Paese
Milano, 16 settembre 2009– Dopo sei anni di attività, il progetto Cardiolab
presenta i risultati di uno studio effettuato su oltre 36.000 persone con lo scopo di determinare
il rischio cardiocerebrovascolare globale nella popolazione italiana.
Secondo le stime dell’OMS, nel 2005 le malattie cardiocerebrovascolari sono state la prima
causa di morte nel mondo, responsabili di circa 1/3 di tutti i decessi. Un dato impressionante, ma
che si può facilmente ridimensionare tramite la prevenzione, monitorando fattori quali l’i
pertensione, l’ipercolesterolemia, l’obesità e il diabete.
È con questo spirito che nel 2003 è nato il progetto Cardiolab, finanziato da Bayer: un
ambulatorio itinerante che in Italia ha già raggiunto più di 140 piazze, offrendo a chiunque una
visita medica gratuita per valutare il proprio stato di salute.
I dati così raccolti sono stati analizzati innanzitutto con i parametri SCORE (Systemic
Coronary Risk Evaluation), che considerano come fattori principali di rischio
cardiocerebrovascolare l’età, il sesso, il colesterolo totale, la pressione sanguigna massima e l’a
bitudine al fumo; successivamente la stessa analisi è stata svolta con le tabelle del progetto
Cuore, frutto di screening effettuati sulla popolazione italiana tra gli anni ’80 e ’90.
Il campione preso in esame è di 36.161 persone, con una prevalenza degli uomini (56,3%) sulle
donne (43,7%) e dei residenti al Sud (54,4%) rispetto al Centro (18,5%) e al Nord (27,1%).
In sintesi questi sono i risultati emersi in relazione ai principali fattori di
rischio.
-Partendo dall’indice di massa corporea, circa metà dei soggetti è stata classificata come
sovrappeso (51,3% uomini vs 35,5% donne) e il 20% addirittura come afflitta da obesità, con equa
distribuzione fra i sessi e maggiore presenza nella popolazione meridionale rispetto alla
settentrionale.
-Più del 10% degli individui soffre di iperglicemia e una percentuale leggermente inferiore di
diabete, diagnosticato qui per la prima volta nel 5,3% dei casi.
-Un terzo del campione è affetto da ipercolesterolemia, con una netta prevalenza dei
settentrionali sui meridionali (40,8% vs 32,6%).
-Il 42,3% degli intervistati risulta al momento delle analisi iperteso, condizione di cui è
all’oscuro nella metà dei casi.
Calcolando il rischio cardiocerebrovascolare globale sulla base di questi fattori e altri,
raccolti mediante interviste mediche (età, stile di vita, alimentazione, storia familiare), il 53,6
% dei soggetti risulta a rischio medio-alto. Il valore scende al 42,7% se al posto delle tabelle
Score si adottano i parametri del progetto Cuore. In entrambi i casi è comunque evidente che la
popolazione italiana ha perso il cosiddetto “vantaggio mediterraneo” sugli altri paesi
occidentali.
In particolare colpiscono i dati relativi all’i ndice di massa corporea: da un confronto con lo studio Gubbio (1983-1985) risulta notevolmente aumentato negli ultimi venti anni. Se a questo si aggiunge la quantità di pazienti inconsapevole delle patologie di cui soffre, si evince come la corretta informazione sia alla base di qualunque forma di prevenzione dei disturbi cardiocerebrovascolari.
Per questo il progetto Cardiolab ha voluto fare un primo punto della situazione dopo sei anni
di lavoro, con l’intento di portare un numero sempre maggiore di persone a una piena consapevolezza
dei rischi che corre e di come questi possano essere facilmente abbattuti.
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